Corsa all'intelligenza artificiale
Data pubblicazione: 08 luglio 2026
Autore:


Chi vincerà la corsa all'intelligenza artificiale — gli Stati Uniti o la Cina?
È la domanda che tutti fanno.
Ed è anche, secondo Kaiser Kuo, una domanda mal posta: non perché la rivalità non sia reale, ma perché presuppone di sapere già che tipo di gara sia.
Kuo l'ho ascoltato dal vivo a Roma, al convegno The Last Question, organizzato da Chora Media ed intervistato da Simone Pieranni. Per anni voce della comunicazione di Baidu, oggi host del Sinica Podcast, è una delle persone che meglio raccontano la Cina contemporanea attraverso la lente della tecnologia.
La definizione che ha usato per descrivere il rapporto tra le due potenze mi ha colpito: "mutually assured disruption" - distruzione reciprocamente assicurata - calco deliberato del linguaggio della deterrenza nucleare della Guerra Fredda.
Gli Stati Uniti possono danneggiare la traiettoria tecnologica cinese negando input chiave — i chip più avanzati, per esempio. La Cina può rispondere restringendo le esportazioni di terre rare lavorate, i minerali critici che servono a produrre quasi tutto, dai motori elettrici ai missili. L'anno scorso lo abbiamo visto succedere davvero.
E secondo Kuo la lezione che ne è uscita è che la Cina è in grado di sopportare quel tipo di perturbazione meglio di quanto riescano a farlo gli Stati Uniti — da cui una tregua temporanea, fragile, che include anche la posizione dell'Europa. Non è un dettaglio per addetti ai lavori. Le catene di fornitura dei semiconduttori e delle terre rare sono ormai un tema strutturale per chi guarda ai mercati, non un rischio esotico da prima pagina.
Qui voglio approfondire lo strumento con cui ha chiuso il ragionamento: una matrice di scenario che vale più di cento previsioni.
La domanda dietro la domanda
Lo scenario è uno strumento classico della pianificazione strategica: quando il futuro è genuinamente incerto, invece di scommettere su un esito si individuano le due variabili a più alto impatto e più alta incertezza, e le si incrocia. Il risultato non è una previsione — è una mappa dei futuri possibili. Kuo ha scelto due variabili
La prima è quella ovvia: chi "vince".
Ma già qui il quadro è meno scontato di come lo raccontano i titoli.
Da una parte c'è la strategia cinese dei modelli open weight — modelli che chiunque può scaricare, usare e riaddestrare in casa propria, puntando alla massima diffusione possibile: l'obiettivo dichiarato è mettere il proprio timbro sulla tecnologia più importante di oggi. Dall'altra c'è la corsa americana all'AGI, l'intelligenza artificiale generale: pochi laboratori di frontiera, modelli chiusi, tutto concentrato sull'arrivare primi al traguardo più ambizioso.
La seconda variabile è quella a cui pochi pensano: che tipo di tecnologia si rivelerà l'AI. Sarà una tecnologia che consolida il vantaggio di chi guida — dove chi arriva primo accumula un distacco che non si chiude più? O sarà come l'elettricità e Internet: tecnologie fondamentali che si sono diffuse ovunque, hanno trasformato l'economia mondiale, ma non hanno dato a nessun paese un dominio permanente?
Due variabili, due esiti ciascuna: quattro quadranti.
Quattro scenari per la corsa all'intelligenza artificiale
Primo scenario — la Cina vince, e l'AI premia chi guida. È l'incubo dei laboratori americani e del Pentagono: l'approccio cinese definisce gli standard globali, i suoi modelli vengono usati ovunque, la sua governance dell'AI conquista i mercati.
Secondo scenario — la Cina vince, ma l'AI è diffusiva. La tecnologia non garantisce un vantaggio cumulativo a nessuno, e la strategia cinese della diffusione conquista gran parte del Sud globale. Kuo considera questa traiettoria molto probabile — ci torno tra un momento.
Terzo scenario — gli Stati Uniti vincono, e l'AI premia chi guida. È il mondo sognato da Dario Amodei, Sam Altman, David Sacks: chi arriva per primo all'AGI si assicura un vantaggio che si allarga da solo. Kuo lo ha definito fantascienza — ma possibile.
Quarto scenario — gli Stati Uniti vincono, ma la Cina resta alle calcagna. Il resto del mondo accede comunque all'AI attraverso i modelli open source e open weight: la tecnologia diventa trasformativa per tutti, senza conferire a nessuno un dominio schiacciante.
Il punto del metodo è questo: quattro futuri diversi, e nessuno di noi sa in quale finiremo.
Chi vi dice il contrario sta vendendo certezza, non analisi.
Perché Kuo guarda al secondo quadrante
Del secondo scenario — Cina avanti, tecnologia diffusiva — Kuo ha dato due argomenti concreti.
Il primo è l'ecosistema.
La Cina, dice, non va letta come un paese che copia, ma come un ecosistema tecnologico ormai maturo, in cui tutti i pezzi sono al loro posto e lo stato ha agito da coordinatore degli investimenti. DeepSeek — il modello cinese che a inizio 2025 ha sorpreso i mercati per il rapporto tra prestazioni e costi — non è un'anomalia: è il risultato visibile di quell'ecosistema.
Il secondo argomento è quello più interessante, perché non riguarda gli algoritmi: l'energia.
L'intelligenza artificiale consuma elettricità in quantità enormi, e la rete elettrica cinese — linee ad alta tensione su scala continentale, quota crescente di solare e rinnovabili — è oggi tra le più avanzate al mondo. Negli Stati Uniti l'energia è uno dei colli di bottiglia dello sviluppo AI; in Cina molto meno. E in una tecnologia diffusiva, dove conta portare il costo di utilizzo verso il basso più che arrivare primi al traguardo, quel vantaggio infrastrutturale può risultare decisivo.
Cosa se ne fa chi investe
Non è il mio ruolo dirvi quale quadrante si realizzerà — e come avete visto, nemmeno Kuo lo fa. Ma è proprio qui che il suo strumento diventa utile per chi investe.
La tentazione, davanti a un tema come questo, è scommettere: scegliere il quadrante che ci sembra più convincente e posizionare il portafoglio di conseguenza. È l'approccio che espone di più, perché concentra tutto su un singolo esito di una partita dichiaratamente incerta.
L'alternativa è rovesciare l'uso della matrice: non chiedersi "quale scenario si avvererà?", ma "il mio portafoglio come si comporterebbe in ciascuno dei quattro?".
Un portafoglio globalmente diversificato — per aree geografiche, settori, classi di attivo — non ha bisogno di indovinare il futuro: è costruito per attraversarne più d'uno.
È la differenza tra una previsione e un metodo, ed è la stessa logica di una guida che prepara lo zaino per quattro condizioni di tempo diverse, perché sa che il meteo in quota non si comanda.
Conclusione
Il valore del 2x2 di Kuo non sta nel dirci come andrà a finire.
Sta nel disciplinare il modo in cui pensiamo al presente: ammettere che l'incertezza è reale, darle una forma, e verificare di poterla sostenere.
Nell'investimento come nell'analisi geopolitica, dichiarare "non lo so" — e attrezzarsi di conseguenza — non è una resa.
È il punto di partenza di ogni decisione seria.
Bisogno di una consulenza?
Questo articolo ti è piaciuto?
Disclaimer
Dichiaro di essere l’autore dell’articolo, che non è riferibile a FinecoBank S.p.A. e di cui mi assumo pienamente la responsabilità, di aver rispettato le normative vigenti in materia di trasparenza, comunicazione e pubblicità finanziaria, oltre che aver citato correttamente tutte le fonti, nel rispetto del copyright. Il contenuto degli articoli pubblicati su questo sito non rappresenta in alcun modo una ricerca in materia di investimenti, né un servizio di consulenza in materia di investimenti nè attivita' di offerta al pubblico di strumenti finanziari. Eventuali decisioni che ne conseguono sono da ritenersi assunte dal cliente in piena autonomia ed a proprio rischio. Lo scrivente declina ogni responsabilità circa eventuali danni lamentati in conseguenza delle decisioni di investimento assunte.
Menù
Viale del G.S. Bernardo, 3
11100, Aosta
Mostra numero di telefono
Mostra e-mail
COPYRIGHT © 2026
- All Rights Reserved
- Fineco Bank S.p.A.
Le informazioni contenute nel presente sito internet sono curate da Davide Cristoferi e non costituiscono in alcun modo raccomandazioni personalizzate rispetto alle caratteristiche del singolo lettore e potrebbero non essere adeguate rispetto alle sue conoscenze, alle sue esperienze, alla sua situazione finanziaria ed ai suoi obiettivi di investimento. Le informazioni contenute nel presente sito internet sono da intendersi a scopo puramente informativo. Trattasi di informazione standardizzata rivolta al pubblico indistinto (cfr. art 69, comma 1, punto c, Regolamento Emittenti Consob e considerando n.79 della direttiva Mifid 2006/73/CE), con lo scopo di offrire un supporto informativo e decisionale ai propri lettori e ai clienti mediante l’elaborazione di un flusso informativo di testi, dati, notizie, ricerche e analisi attraverso le varie pubblicazioni. FinecoBank S.p.A. non si assume alcuna responsabilità in merito alla correttezza, alla completezza e alla veridicità delle informazioni fornite.