René Girard, Peter Thiel e la domanda su chi decide cosa desideriamo
Data pubblicazione: 18 luglio 2026
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René Girard, Peter Thiel e la domanda su chi decide cosa desideriamo
Al convegno The Last Question, a Roma, tra un intervento sull'intelligenza artificiale e uno sulla geopolitica dei semiconduttori, è arrivato un momento che assomigliava più a una lezione di filosofia che a una tavola rotonda di economia.
Al centro, un filosofo francese morto nel 2015 e un imprenditore della Silicon Valley vivo e attivissimo: René Girard e Peter Thiel.
Il collegamento tra i due — e il modo in cui è stato raccontato sul palco — vale la pena di essere ricostruito con calma, perché dice qualcosa non solo su come ragiona la Silicon Valley, ma su come ragioniamo tutti, ogni volta che decidiamo di comprare, vendere, o semplicemente desiderare qualcosa.
Il desiderio che imita: la teoria di René Girard
René Girard è stato un antropologo e critico letterario prima ancora che un filosofo. La sua osservazione di partenza riguarda proprio la letteratura: esistono, secondo Girard, due modi fondamentalmente diversi di rappresentare il desiderio.
Il primo è il desiderio "unitivo", quasi mistico: quando in Cime tempestose Catherine dice "io sono Heathcliff", non sta indicando un motivo esterno per il proprio amore — desidera perché quella persona è, in un certo senso, parte di lei. È un desiderio che nasce da dentro.
Il secondo è tutt'altra cosa: quando Madame Bovary desidera Rodolphe, non lo desidera per quello che è. Lo desidera perché sa che tutte le signore perbene di Parigi hanno un amante — e quindi lo vuole anche lei. È un desiderio "mimetico", cioè imitativo: non nasce da un bisogno autentico, ma dal fatto che qualcun altro, prima di noi, ha desiderato la stessa cosa.
Il colpo di genio di Girard è notare che, nella storia della letteratura, il modello da imitare si avvicina progressivamente a noi. Don Chisciotte vuole salvare le donzelle in pericolo perché lo faceva Amadigi di Gaula — un modello letterario, lontanissimo, quasi irraggiungibile. Madame Bovary imita le signore appena un gradino sopra di lei. Un altro passo ancora, e il modello diventa la vicina di casa: qualcuno identico a noi, con cui competiamo direttamente per le stesse cose.
Ed è qui che Girard fa il salto dalla letteratura alla società: se il desiderio mimetico si estende a un'intera comunità, il risultato è che tutti finiscono per desiderare le stesse cose, nello stesso momento — e quindi per odiarsi a vicenda, perché ciascuno vede nell'altro un rivale per un oggetto che, in fondo, nessuno dei due desidera davvero per se stesso. Le società tradizionali, osserva Girard, hanno sempre avuto un modo per scaricare questa tensione diffusa: il capro espiatorio, una figura su cui riversare tutta l'aggressività accumulata, per poi tornare, almeno per un po', a un ordine apparente.
Peter Thiel, Girard, e "convertiti al cristianesimo"
Peter Thiel — cofondatore di PayPal e Palantir, tra le figure più influenti e discusse della Silicon Valley — ha seguito i corsi di Girard quando era studente a Stanford, dove dirigeva anche una rivista politica, lo Stanford Review. Secondo il racconto di Walter Siti, scrittore intervenuto al convegno, un giorno Thiel avrebbe chiesto a Girard come applicare concretamente queste idee alla società. La risposta di Girard sarebbe stata sorprendentemente semplice: "Convertiti al cristianesimo."
Thiel ha scelto un'altra strada. Ha preso la teoria del desiderio mimetico e l'ha portata nel mondo degli affari e della politica — non come uno strumento per uscire dalla logica del conflitto imitativo, ma come una lente per leggerla e, in certi casi, per giustificarla. Siti fa notare un paradosso interessante: quando Thiel ha comprato quote in Facebook, probabilmente non stava pensando alla mimesi — ma dopo, la teoria è arrivata a spiegare (e a legittimare) la scelta. Lo stesso vale per Palantir, la società di analisi dati fondata da Thiel, spesso associata al pensiero del giurista tedesco Carl Schmitt più che a Girard.
È un fenomeno che va oltre il singolo aneddoto: sempre più spesso, osserva Siti, grandi imprenditori si presentano anche come filosofi — ma la filosofia, quando viene usata per giustificare a posteriori decisioni già prese, smette di essere un pensiero e diventa una narrazione strumentale. "Ogni volta che il potere usa la filosofia o la letteratura", ha detto Siti al convegno, "finisce per sfigurarle."
Anticristo, Katechon, e il dibattito americano sull'empatia
Il titolo dello speech — "Chi è veramente l'Anticristo" — non è casuale. Nella tradizione cristiana, l'Anticristo è letteralmente ciò che si oppone a Cristo, ma spesso lo fa imitandolo, presentandosi sotto mentite spoglie. Accanto a questa figura, la teologia ha sempre affiancato quella del Katechon: chi trattiene, chi rallenta l'arrivo del disastro. Il rapporto tra le due figure è volutamente ambiguo: c'è chi vorrebbe che l'Anticristo non arrivasse mai, e chi invece pensa che accelerarne l'arrivo sia l'unico modo per affrettare la venuta definitiva del bene. Dipende da chi si identifica come l'uno o l'altro — un gioco di specchi che, notano gli osservatori americani più critici, si presta a essere applicato a piacimento a chiunque abbia potere.
Da qui il discorso si allarga a un dibattito che negli Stati Uniti è diventato centrale nell'ultimo anno: l'idea, sostenuta da alcuni ambienti cristiani conservatori, che l'empatia possa essere non una virtù ma un vizio — un "peccato", quando è disgiunta dalla verità. Il vicepresidente J.D. Vance ha parlato di ordo amoris: prima si ama la propria famiglia, poi i vicini, poi — semmai — il resto della comunità. Elon Musk, ospite del podcast di Joe Rogan, ha detto che l'empatia è "la debolezza fondamentale della civiltà occidentale", capace di portare a un "suicidio civilizzato" se rivolta indiscriminatamente verso chi non appartiene alla propria comunità o nazione. È un tema su cui era intervenuto anche Papa Francesco, richiamando invece la centralità dell'amore universale del Discorso della Montagna: "amate i vostri nemici" — non solo chi vi somiglia.
Pico della Mirandola e la dignità umana nell'era degli algoritmi
Il punto più alto dell'intervento, per chi scrive, arriva quando Siti richiama Pico della Mirandola e la sua Oratio de hominis dignitate, uno dei testi fondativi dell'Umanesimo rinascimentale. Pico osserva che gli angeli sono angeli, gli animali sono animali — vivono ciascuno nel proprio ordine, senza scelta. L'uomo, invece, è l'unica creatura che può scegliere se elevarsi o abbassarsi. Ed è proprio in questa libertà di scelta, dice Pico, che risiede la dignità dell'uomo.
Siti fa un collegamento che vale la pena riportare per intero: se la nostra volontà viene progressivamente piegata dalla tecnologia — se cominciamo a volere ciò che vuole l'algoritmo, a credere vero ciò che la nostra bolla informativa ci conferma — allora viene meno proprio quella libertà di scelta che per Pico definiva l'essere umano. E quando vengono meno intelligenza e volontà autonoma, secondo questa lettura, si comincia davvero a entrare in una condizione post-umana — non per un salto tecnologico improvviso, ma per l'erosione lenta e silenziosa della nostra capacità di scegliere in autonomia.
Perché una teoria letteraria dell'Ottocento riguarda anche i vostri investimenti
Si potrebbe pensare che tutto questo appartenga al mondo della filosofia e della teologia, lontano dai mercati finanziari.
Non è così.
Il desiderio mimetico descritto da Girard per la letteratura è lo stesso meccanismo che, sui mercati, chiamiamo comportamento da gregge: un titolo, un settore, una criptovaluta cominciano a salire non perché un'analisi razionale ne giustifichi il valore, ma perché altri li stanno comprando — e il fatto stesso che altri li comprino diventa la ragione per comprarli anche noi. È lo stesso schema di Madame Bovary che desidera Rodolphe perché lo "hanno" le signore di Parigi: non è mai davvero il titolo, l'oggetto, la persona in sé a essere desiderata, ma il desiderio che un altro ha già mostrato per quella cosa.
Riconoscere questo meccanismo — prima di agire, non dopo, quando la bolla è già scoppiata — è uno degli esercizi più utili che un investitore possa fare.
Non per smettere di desiderare, ma per chiedersi, ogni volta, se quello che sta per fare è davvero una scelta propria, ponderata sui propri obiettivi e sul proprio orizzonte temporale, oppure il riflesso di ciò che stanno facendo tutti gli altri nello stesso momento.
È una domanda che vale per un titolo azionario come per una scelta di vita — ed è precisamente il tipo di domanda che vale la pena farsi insieme a chi vi accompagna nelle decisioni finanziarie, prima di prenderle, non dopo.
Conclusione
Non sappiamo se Peter Thiel, comprando le sue prime azioni Facebook, stesse davvero pensando a Girard. È più probabile — come suggerisce Siti — che la teoria sia arrivata dopo, come cornice per raccontare scelte già fatte. Ma la domanda che Girard pone resta valida indipendentemente da chi la usa e per quali fini: quanto di ciò che desideriamo è davvero nostro?
È una domanda scomoda, perché non ammette una risposta definitiva — ma è anche, forse, l'unico vero antidoto al desiderio mimetico: non smettere di desiderare, ma imparare a riconoscere, ogni volta, se il desiderio è nostro o preso in prestito da qualcun altro.
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